INDOMITO
INDO
MITO
Gae Spes
'' Lascerò
la soave delizia
che degusta il consumarmi.''
Genesi
Inarrestati.
Eppure descritti da sempre là dove
l'essenziale d'un mondo è il superfluo d'un altro
dalle stesse parole.
***
Bhârat
Terra immensa
intensa, povera
a queste menti povere,
forte della morte che è vita
vita della sorte senza morte,
madre saggia del mondo,
resta ricca di questa povertà
forte di questa tua sorte
tempio a tempo d'attesa,
figlia antica di Shiva.
***
Mari
"Sì, la ritroverai
in questo tuo viaggio
ai mari del Sud,
la tua identità,
riaffiorata."
Ed eccola lí , dall'errare,
la 'mia' identità,
uscire e affondare
pian piano...
nel mare.
***
Karma
Vagai
per oscure caverne
sotto aria di piombo
in angusti sentieri
scorticati dal tempo.
E lí luce intravidi.
***
Io
Ed eccomi ancora
bambino a graffiarmi le croste.
Ed eccomi àncora.
***
Fede
Per cosa credi
possa credere un io
se non per quello
che s'è dispensato in fato ?
Solo sperare
che in esso prima o poi
esploda il nesso
che serba attorno un guscio.
***
Sorsi
Cielo impiccato del cranio
getti i tuoi strali di noia
frusti piú quanto piú smanio.
Ammetto di essere il boia.
Eppure ancora dilanio
fra sorsi salati di gioia
che ogni verso m'ingoia.
***
Mâyâ
Sono nato
al peso d'esistere.
Non basteranno
il tepore dei fumi dell'inverno
riposare alle fronde d'estate.
Sarà solo cullare
un peso incurabile.
***
Le vite
E a cosa poi varrebbe
esser stato filosofo famoso
o esperto d'antico giapponese
o ardito trapezista
oppure applaudito musicista.
Tanto mi vale suonare le parole
masticare l'amarezza
al sorriso delle vite.
***
Oggi
Quanti pesci potranno saziare
le mie polveri afflate sul mare
o piú vermi nutrire
le mie carni nel lesto marcire
un involucro freddo diviso.
Spetta ad oggi sfamare il sorriso.
***
Seme
Non sono il solo
seme, impresso
del germe del finirsi.
E guardo agli altri
chicchi come inerti
e minacciosi
in friggere di menti.
***
Alba
Ancora lontana
giù al porto qualche luce
(una nave approda pigra).
Fioco sole, lento accingi
tuo vigore al giorno nato,
calma carezza effusa nel silenzio
sonnolento, forse volto
di chi ieri è tramontato
tu riporti
qualche incredulo viandante
nella stessa nuova alba
di luci senza tempo.
***
Lucertola
L'anima nostra, come una lucertola,
dopo che abbandonato ha finalmente
la sua cometa al lutto
(ché le sue pene piú
non sa portare)
ritorna in volo ancora
a cogliere le stelle
per aggrumare nuova
la sua coda.
***
Vento
Non può sentirmi piú se non il vento
alla mia statua a picco vorticare
Danzarle intorno, donarle il suono piú
d'ogni strumento congegnato o voce
Il marmo carezzarne per un fremito
vibrarla piano della sua veemenza
Dirle che l'aria è fuoco e il fuoco terra
che anche la pietra è vento
e tu un mio canto.
***
Grifo
Portami la tua tecnica
potente, sacro Guru, che sospinga
grommosi grovigli gremiti
di grame gramaglie.
Ghermisca l'ingrata gramigna.
Sia personalizzata,
e che produca ...
Dio non funziona !
***
Festa
Azzurrità dal giorno
mi tirano i passi
per le strade nettate
alla domenica.
Giocosità di visi arcaici
aperti sole di vacanza
mi affrontano le tenebre
del tedio...
E voglia sempre il giorno
rintuzzare
i miei pensieri assenti
dalle notti schiacciate
con i gatti randagi.
***
Con te
Con te sfiorare, di quieti interminate
l'invisibile sponda, sui passi levitare
il mio anelito cavo, insanabile gorgo.
E con te ritornare
alle spiagge risibili
sopra sassi che aguzzi ci frenano,
ci nascondono il cielo.
Ai suoi occhi, miriadi brillanti
testimoni ammutire il sussulto.
Domandarti perdono
di sorreggermi solo,
non amarti per primo.
***
Dopo settembre
Se con affermazione o per domanda
cominciare
quest'altra dedica a serie d'accenti
ora non so, che le parole
non sembrano nutrire per quel che
in esse si trasfonde col messaggio
d'un mio presente e recano la danza
d'erratiche magie d'altri momenti.
Quindi col dubbio
(che ormai già ha dato inizio)
vado
forse - per essere nel tema - a ricercare
se quanto accorse al mio disagio era
era da cuore, nelle catene
ad innestar catene di vivezza,
o dalle cuspidi orgasmiche deposte
da un mio presagio,
quando mi fosti angelo
a settembre.
***
Accattone
Forse, giele avrei dovute dare
quelle duecento lire.
Un decimo del cono di gelato
appena prima, da solo, consumato.
Nulla per chi accasato e salariato
delira vagheggiando le bohèmes...
e ad alloro tarlato arde il suo credo,
sotto complici lune di ristagno.
Forse gliel'avrei potuto dire...
che il mio sacco è di niente,
ch'è più niente delle sue serate brade,
dei suoi sonni al sole scinto dell'estate
e ai cartoni d'inverno,
nelle città che sanno bene andare
e bene far sviluppare.
Forse io non me lo voglio dire
che è sterile il mio incanto
e inane il mio trapianto
fra rami che si vogliono allungare
a questo vecchio salice piangente,
su quest'erba di niente
o di secce angosciate...
e ne gustano il manto
in wafers
e mirtilli scongelati.
***
Homo sapiens
Posso poetarmi addosso tutto il sangue
dei riscatti dal crudo della notte,
posso portarmi dietro tanto mondo
di visione pletorica, assordante
competenza, d'arcano, àrgani attenti...
derisioni,
cantate, e ponti spenti.
Posso fruire di arti incandescenti,
condirmi dentro spazi prepotenti...
senza muovere un dito
verso il giorno.