<bgsound src="semicrome.mid" loop=-1>

 

S e m i c r o m e

 

P a u s a    i n     s e d i c e s i m i

di

G A E      S P E S

 

 

 

" Sghembe streghe

sonore non gravita

tonale interfaccia "

 

Flores, hechos en culpa,

veces de días y noches

sombras para los hombres,

plata bajo el sol, encajes

por una luna .

 

 ***

 

SENZA ME

 

Leggo

questa sera, alle scritture

del cielo sul tramonto, come inni

di gabbiani e una preghiera

dalle onde nel racconto

muto degli scogli.

 

Leggo un libro, di silenzio

senza me.

 

 

***

 

 

CICCA

 

Al di qua del tempo gramo

bramo

ansie sfolgoranti che declinino

liberi colori folgoranti

decollare senza fine

senza fini

 

preso ad ardere angusto

come in questa sigaretta

il tabacco che sfuma in una cicca.

 

 

***

 

 

ALLA MIA ANIMA

 

Pallida resti

smunta seduta ed egra

nel timore che hai

di farti male.

 

Eppure con l'ultime schegge

il guscio infedele, e l' inganno

forse ti libereranno.

 

 

 ***

 

SIMBOLO

 

Non mi son dato insorgere

alle parole intorpidite al simbolo

che mi risuona anche laddove c'è

sorgente disponibile alla presa,

 

per questo secondario inebriamento

che reincatena in quei

momenti di metallica

resa dei nomi.

 

E un cielo è che mi trasporta

forse come potrebbe la radice

all'apparenza inutile

del disparire.

 

 ***

 

NOTTE D'ESTATE

 

Candida sgombra fortuna

luna che ispiri gli erranti

grembi insistenti, che indaga

una chiusa foresta di passi

dal nitido cielo espatriati.

 

Compagna al fruscio delle foglie

come roccia silente . . .

lontana dalle aride terre

ne attesti il fluire

coi mondi del tempo.

 

 ***

 

CALAMITA

 

Nel cerchio s'apre una soglia.

Dalla semplicità che vi dimora

ancora affiora

eterna energia di movimento

magnetizzandolo.

 

E adesso tende

da un polo all'altro

linearizzata

senza più interno né esterno . . .

 

senza più un piano includente

la ricerca dell'altra dimensione,

si polarizza ovunque

ve n'è un'altra.

 

 ***

 

POESIA

 

Lungo stretti canali rifatti

non sei qui per varare

le tue righe acclamate

da acque chiuse increspate.

 

Una chiatta deposta

nella darsena stipa

di barconi in attesa

di tagliare le funi . . .

 

non è meta da ambire

nel garbuglio pressante,

a fumare più in alto

il tuo bigio campione.

 

 ***

 

BRUTTO . . .

 

Quando il bel gusto è denaro

dove l'arte è potere

della forma di lusso

 

Quando il colore è finto luce

e finisce, la luce

nel colore

del consumo zimbello ed i colori

in occhi cupidi e sprazzi

di parola che è merce

 

e questa merce sensualismo, marcia

decadenza di morbido affettante

bello-sopruso

 

truccato d'alto uso, e indifferenza,

di sofferenza

che ritorna al conto . . .

 

ti voglio brutta, figlia mia

mia poesia.

Vorrei volerti brutto

amore mio.

 

 ***

 

IL RUMORE

 

il rumore delle nostre case . . .

badate ch'esso non bruci,

dietro lustre barriere

contro le parti.

 

i più bei plettri sottili

si fanno nitidi del nostro sporco . . .

continuate a gettarci

quel che vi sta sotto il piede.

 

E stia la pace a filettare schiume

di quante gonne vi fanno capricci,

oltre le nostre porte rafforzate

guardando intorno.

 

 ***

 

OCCULTO

 

Certo ora non credo

proprio sarebbe cosa

giusta se il vero fosse

di già trascritto,

come libro compiuto

che possa essere aperto

che possa essere letto

e venir fatto oggetto.

 

Forse incidentalmente

noi lo ritoccheremo

espurgandoci in esso

dei passati contatti.

O vi ripasseremo

i nostri tatti contro

arbitri alterni.

 

 ***

 

MANI

 

Alza in esse i tuoi cuori

le tue trame eleganti

scrivi i tuoi mudra dentro

geometrie del latente

e l'infausto toccare

quello che non percuote.

 

E sia tanto toccare

per un cuore di forme.

E che sia carezzare

per il cuore che batte

per un cuore che scorda

la sua pelle incantata.

 

Leverai verso il cielo

le tue mani pregando

quando terra avrai avuto.

 

 *** 

 

AL MENO

 

Pure qualcosa dire,

poiché non v'è pretesa di risparmio

di segno che non pare segno

d'altro appoggio,

 

e nella presunzione di raccordo,

se non all'oltrepalco, almeno

al visto coro artefice

del lungo palio,

 

ci conviene,

fermare al meno labile

iconico

ciò che colora,

 

equivalendo all'ultimo

giro delle premesse

l'una all'altra.

 

 *** 

 

LUGUBRE ATONIA

 

Lungo il lucido

pratico, sdrucciolevole proemio

alla nostra teurgica teoria,

nel commerciale antidoto alle scuri

di tomba ed alle ascetiche

colme anticipazioni,

 

alla storia che gronda di ritorni

infuocati a destini bagnati

della sorda proclitica scossa

 

nell'enfatica mossa

che ci erige a immortali

parassiti d'un senso,

il verme non digiuno e già il batterio

si avvicendano lenti

a fermi avanzi.

 

***

 

GRASSA ISTERIA

 

Cinque chili di miseria in più

cinque chili di floscia miseria.

Due pacchetti di màrlboro in meno

da quel giorno in cui ne ero uscito . . .

due pacchetti di schifezza ancora

dal momento che c'è ricascata

la mia rabbia diplomatica puttana . . .

per quei cinque chili di porchetta

che poi sono la mia testa gretta

e che bastano ad antidotare

quattro liquidi ed immobili intestati

o un sorriso gioviale di ruffiana

purché sprizzi una socievole scioltezza.

 

Cinque chili di miseria nel cervello

che ti stornano la vita ed il budello

che ti priva d'una merda adonizzata

che ti scava nella melma un'agonia.

Cinque chili di muscoli e vigore

ti potrebbero sfornare molte ore

d'eccitante che non gusti più

e t'intossica malgrado tu

sia stato amato.

 

 ***

 

STUDIO

 

Se attendi un po' ti passa . . .

La recita dei blocchi è rinnovata

nel vecchio otre fasciato da studiare

caso speciale fra speciali casi . . .

magari fosse, ma invece tutti uguali

brocchiamo e ci sbrocchiamo per frugarci

fregarci ed accecarci con le luci

dell'involtolamento emozionale.

 

E proprio su titanici involtini

riempiti di pulsioni stagionali

c'è qualche spezia (anch'essa da studiare),

che in questo ne ha già troppo

di indagare.

 

E proprio da tetaniche bellezze

(che, attendi un po', e ti passano le brezze

di qualche equilibrato ritornello

farcito di gustoso isolamento)

l'indigestione passa alla stanchezza

di arrendere lo scoglio, a una carezza

che non esplori come

sei fasciato.

 

***

 

U-EINS ,    STEPHANSPLATZ

 

Il sangue

vivo da lì negli occhi

miei, dal mio corpo vivo

l’odore

come di morte .

 

Il sangue lì

lì . . . lì giù in fondo alla scala

mobile . . . chi, ora chi

chi ora se lo aspettava ?

 

Chi

ti aspettava

stasera

dalla gelida sera di ritorno?

 

L'attimo

e la gente adesso ferma a quella vista

passeranno

e questo crudo

fetore che la carne dal reale

improvviso da me emana (e non per l'acre

nausea da quei wuerstel presi sopra

che adesso spingono su il loro cadavere ) . . .

 

. . . anche la rosa

e il sorriso che non sa, della ragazza

che mi guarda nel metrò da una fermata

(e si chiede come mai io le sorrido

come implorando un po' divita dal coperto ) ,

 

Ed era qui che la poesia . . .

ed era qui che una poesia doveva

stasera nascere sola

compressa di quest'altro capodanno

profanato,

 

presso quest'ultima scesa

dai nitori di Vienna.